L’EuroFestival ancora senza l’Italia

Tv & Co Award 2

Ci è stato spedito un nuovo articolo dal nostro amico Emanuele Lombardini e siamo molto felici di pubblicarlo. Questo il suo blog http://euromusica.wordpress.com

eurovision_song_contest_2009_logoIl biglietto per la grande festa ce l’ha in tasca da sempre, visto che è stata fra coloro che se la sono inventata. Eppure dal 1998, l’Italia (segnatamente la Rai) ha deciso che quella festa non le piace più. Anche quest’anno, per l’undicesima volta di fila, il nostro paese non parteciperà all’Eurofestival (meglio noto come Eurovision Song Contest), il più grande festival musicale d’Europa, che fa 400 milioni di ascoltatori in contemporanea in tutto il Continente. Nonostante il tam tam messo in atto da Raffaella Carrà, che ha rotto un tabù riparlando della manifestazione (famosissima in tutta Europa), portando anche in Italia alcuni partecipanti, la Rai ha scelto ancora una volta la strada del no.

COS’ E’ L’EUROFESTIVAL – Immaginatevi una grande festa. Dove ognuno porta la sua musica. Ogni paese un cantante. La lingua in cui canta e la nazionalità dell’artista non contano, perché la bandiera che sventolano è quella del paese che li ingaggia, più precisamente della tv, visto che il festival è organizzato dalla Ebu, il consorzio che riunisce le tv di stato di Europa e bacino del Mediterraneo. L’anno scorso i paesi in gara erano 43. A parte l’Italia, gli unici paesi assenti “per scelta” erano Austria e Monaco (ma solo perché in disaccordo col sistema di votazione), Slovacchia (per dissesti finanziari, ma quest’anno tornerà) e Vaticano (per ovvie ragioni). Gli altri due stati assenti, Lussemburgo e Liechtenstein non hanno tv pubblica o ce l’hanno troppo piccola per coprire le spese. C’era in gara persino la tv di San Marino, per metà pagata dalla Rai (e infatti quest’anno i Titani si sono chiamati fuori, ufficialmente per motivi economici, ma c’è chi dice che c’abbia pensato la Rai, per evitare polemiche).

COME FUNZIONA – C’è una gara e il paese che vince organizza l’anno dopo (quest’anno sarà in Russia). Due semifinali, nove paesi per ciascuna in finale più due ripescaggi. Le quattro “big” della Ebu (Germania, Gran Bretagna, Spagna, Francia) e il paese organizzatore direttamente in finale. Si vota solo alla fine della serata, col televoto, ciascun paese non può votare il proprio artista. Da quest’anno, per calmierare ancora di più il voto, in finale entra una giuria tecnica, il cui voto peserà la metà sul totale. C’è una conduzione unica, in lingua inglese o francese, perché il programma va in diretta, in contemporanea, in tutta Europa, ma ciascun paese può inserire un commentatore fuori onda. Soprattutto, però, è una vetrina per i giovani musicisti. Chi vince gira l’Europa, ma anche chi non vince ha una platea sterminata che lo ascolta e viene invitato a festival e serate dappertutto. Esempio? I MiOdio sono la band sammarinese che rappresentava i Titani l’anno scorso. Sono arrivati ultimi, ma ora il loro disco uscirà in tutto il Continente (meno l’Italia).

PERCHE’ L’ITALIA E’ASSENTE – Due delle motivazioni originarie sono cadute, vale a dire l’assenza di pubblicità (ora c’è un piccolo spazio per inserirla) e il fatto dell’obbligo della diretta anche in orari “non da prime time” (da qualche anno l’ora di riferimento sono le 21 dell’Europa centrale, dovunque si svolga la rassegna). Alla Rai parlano di ascolti bassi. Troppo pochi per anche per Rai Tre, troppi per Rai Sat. Nel 1997, con la diretta scattata alle 22, il programma fece quasi 3 milioni. Pochi???
La verità è che l’Italia- quasi sempre sul podio e due volte prima – ha paura di vincere, per poi dover organizzare, in gran parte a sue spese l’anno dopo. E poco importa il fatto che il Paese che organizza può inserire tanti spot di promozione turistica quanti sono i paesi in gara. Mentre in Europa l’Eurofestival è un evento, con tanto di serate di selezione in diretta tv, da noi ne ha parlato a malapena Radio Rai tre mesi dopo e poi la Carrà. Però spendiamo i soldi per l’Isola dei Famosi. Visto il cast del prossimo Sanremo, la musica italiana è davvero altrove.

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2 Risposte

  1. Sì, è vero, siamo troppo chiusi in noi stessi.
    Non è questione che la musica vera è altrove, è che noi non siamo aperti, non sappiamo unirci agli altri in modo disinteressato, partecipare, festeggiare insieme… Il cuore ce l’abbiamo sempre avuto, è che dentro ad esso insieme all’amore abbiamo anche tanta “miseria”… una miseria che viene da lontano e così radicata in noi che pensiamo sempre e solo all’interesse, al guadagno per noi e per “la famiglia”.
    Siamo ancora a pensare alla “soppravvivenza materiale”!
    Guardiamo i nostri politici: perchè rubano, sono corrotti, raccontano bugie, truffano, sono così attratti dal “materiale” (soldi-sesso-potere) e niente più? Non guadagnano abbastanza?
    Dicono che sono morte le ideologie, secondo me non è questo il vero problema, è che non si riesce più a credere e a portare avanti dei principi validi per tutti in modo disinteressato.
    Neppure l’eurofestival, solo una occasione di fare festa insieme, è capace di emozionare chi ha le leve del potere del governo e dei media di stato… e pensare che quando ero piccolo i “Giochi senza frontiere” era un momento così bello… forse non si riesce a guadagnarci abbastanza….
    Abbiamo solo una speranza di migliorare: stare insieme agli altri!

  2. davvero un gran peccato, siamo troppo chiusi in noi stessi, mi sarebbe piaciuto veder l’italia un pò + partecipe a questi eventi musicali

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