Alessandro Cecchi Paone intervistato da Giulio Pasqui

di Giulio Pasqui

Dal 2001 (e quindi dalla famosa contestazione ai Telegatti) ad oggi com’è cambiata la tua opinione sul genere reality?

In realtà non è cambiata. Io ero contrario alla massificazione della produzione televisiva intorno ai reality, volevo difendere la natura originaria della tv generalista, al cui interno ci deve essere tutto: l’informazione, l’intrattenimento, la fiction e lo sport. Quel giorno capii che stava iniziando una fase in cui dietro il termine “tv generalista” si sarebbe nascosta una sostanziale monocultura e monoproduzione e questo sarebbe stato un danno per tutti. La mia protesta era stata ben profetica visto che negli ultimi 10 anni abbiamo visto una tv fatta di ogni genere e tipo di reality. Gli spazi di talk show, di informazione e spettacolo, sono stati ben presto monopolizzati dai reality: anche gli spazi dove una volta si parlava di società sono stati quasi interamente monopolizzati dall’approfondimento e dal commento dei reality e dei loro protagonisti. Questa è la fine della tv generalista, intesa nella sua accezione originale e più vera. Inoltre c’è stato un numero spaventoso di reality nei primi 5 anni di questo decennio: c’è stato un periodo nel quale ogni giorno, su ogni rete, c’era un reality diverso. Adesso siamo nella fase in cui questo decennio, e questa dimensione sta entrando in crisi, per cui sono sopravvissuti solamente i reality più forti.

E’ un genere che si sta esaurendo, dunque?

Certamente, come tutte le cose che se troppo sfruttate si esauriscono. Sono rimasti sostanzialmente solo il Grande Fratello, il capostipite del reality al chiuso e l’Isola dei famosi, capostipite del reality all’aperto. Dovendo scegliere, personalmente sono più interessato al reality all’aperto perchè lì la dimensione di rapporto con la realtà si mantiene, mentre all’interno non c’è niente di particolarmente significativo.

Nonostante questa tua opinione nel 2007 hai partecipato a L’isola dei famosi, perchè hai accettato?

Ho accettato perchè i reality restano, dunque dei due (Grande Fratello e L’isola dei famosi, ndr) ho scelto di fare quello che ha una vera componente di realtà perchè si svolge in un posto lontanissimo e perchè esiste una vera, e reale, prova di sopravvivenza fisica e psichica. Volendo, o dovendo, fare quest’esperienza è chiaro che la scelta è ricaduta sul reality più reale.

Oggi la ripeteresti come esperienza?

Di quel genere si. Se c’è un’esperienza dove si può mettere in gioco un rapporto effettivo con la realtà, misurandosi dal punto di vista fisico e psichico, ben venga. Se mi portano in cima ad una montagna per provare sulla mia pelle cosa provavano i famosi esploratori e conquistatori delle vette nel periodo romantico certamente sì, così come sono andato a L’isola perchè lì c’era una componente legata all’esplorazione, all’avventura e alla conquista di mondi lontani che fa parte del mio DNA sia personale che professionale.

Molti ex isolani hanno dichiarato che L’isola li ha cambiati umanamente. Ha cambiato pure te?

Assolutamente no. Considera, però, che io sono andato lì in quanto di documentarista quindi in quanto persona abituata a essere, da almeno 35 anni, perennemente in viaggio in termini non comodi. Non sono andato in giro con viaggi organizzati, ma da documentarista visto che ho fatto tante altre volte esperienze come quella de L’isola. Non mi ha cambiato la vita, ma è stata una bella esperienza che ha confermato la mia capacità di adattamento e di resistenza alle privazioni fisiche e psicologiche. Gli altri, non avendo mai fatto nulla del genere, hanno subito degli shock maggiori rispetto a quelli che ho subito io.

Quali sono i pregi e i difetti della tv di oggi?

Il difetto è l’appiattimento della tv generalista popolare, quella che viene vista in automatico: i famosi 7 canali che prima erano estremamente variati al loro interno e tra loro, e quindi offrivano un ampio ventaglio di possibilità ogni ora del giorno e della notte, oggi sono praticamente tutti uguali e hanno una loro uniformità all’interno. Per cui soddisfano solo chi ama i reality e la fiction. Il difetto, dunque, è un livellamento dell’offerta e di conseguenza della qualità. Dal punto di vista positivo c’è la moltiplicazione dei canali tematici, sia sul satellite che sul digitale terrestre, che recupera quello che una volta era presente nella varietà interna dei 7 canali.

Ultimamente ti abbiamo visto spesso ospite nel salotto pomeridiano di Milo Infante per dibattere sul caso della piccola Sarah. La tv non se n’è occupata fin troppo?

Fin troppo no, perchè il tema è fortissimo e pure Panorama le ha dedicato la copertina di questa settimana. Oltre alla sensibilità dei colleghi giornalisti, c’è anche lo strumento del marketing che ci dice quali sono gli interessi della gente, quindi si risponde all’interesse delle persone. Il problema non è che se n’è occupato troppo, ma forse se n’è occupato male, con un eccesso di morbosità, di invasività e di compiacimento per i particolari più cacabri, o più sgradevoli, soprattutto considerando certe ore. Abbiamo sentito descrizioni di stupri e di cadaveri decomposti in ore in cui una volta ci veniva insegnato a evitarlo. Questo non vale per Pomeriggio sul 2, che è molto attenta, e non a casoè la trasmissione che ho scelto per parlare di questo argomento.

Televisivamente parlando tornerai a condurre? C’è qualche progetto?

Sulla tv generalista sono ospite ogni giorno di un contenitore dei sette canali: non c’è giorno che non sia in tv per parlare dei temi che a me sono cari, prevalentemente la modernità, la tecnologia, la scienza, i diritti delle minoranze. Nel frattempo ho continuato ad essere conduttore ed autore di programmi tipicamente miei. Per cui da cinque anni sono direttore del canale Marco Polo su Sky che si occupa di viaggi, avventura e geografia e del relativo mensile in edicola, sono responsabile dei programmi di scienza di Class Nbc su Sky, con un programma che si chiama Una vita per la scienza, sono responsabile della tecnologia e del futuro, su Class News Nbc sul digitale terrestre, con il programma Avatar il mondo nuovo, ho un mio programma con il professor Veronesi su Lei che si chiama Il dottor V.

Ti piacerebbe riproporre La macchina del tempo?

Mi piacerebbe e non ho mai smesso di chiedere di non interromperla o di riprenderla, ma ho dei dubbi sulla possibilità di riprenderla visto che per come è diventata la tv, La macchina del tempo non è mai morta ma si è frantumata in tanti pezzi. Dunque, in realtà, non è mai morta e non morirà mai. Ovviamente sto cercando di convincere Mediaset a rifarla con quel titolo però è vero che il mondo della tv è molto cambiato.  Un dato delle indagini di marketing: la gente è convinta che sia ancora in onda. E’ tale l’affetto nei confronti del programma che la gente crede che sia ancora in onda e indentifica La macchina del tempo ai programmi che faccio sui canali tematici.

Circa un anno fà, in un’intervista a Domenica 5 avevi “spronato” alcuni personaggi del mondo dello spettacolo a rivelare il loro vero orientamento sessuale. Qualcosa si è mosso…

Sono convinto che la verità su temi così importanti, come la propria identità più profonda che riguarda i sentimenti, il sesso e la vita privata, faccia bene a tutti soprattutto quando si parla di personaggi pubblici: fa bene sia al personaggio pubblico che sta meglio con se stesso, e di conseguenza sta meglio anche nel suo rapporto con il pubblico. Dunque Tiziano Ferro ha reagito nel modo migliore e più sano per se. Nel suo libro ha detto che ora vive, mentre prima ha dichiarato che sopravviveva in preda alla depressione, l’ansia e l’angoscia. E’ la prova che mentire non fa bene e dire la verità fà bene. Renato Zero ha reagito in una maniera esilarante, perchè dopo aver costruito una carriera ed il successo sull’ambiguità sessuale, sui travestimenti da donna e gli sculettamenti, ha dichiarato che è eterosessuale. Però è anche questo un modo di reagire, sono contrario alla confusione. Non chiedo alle persone di dire quello che penso io, ma la verità che chiarisce e pulisce.

Alessandro Cecchi Paone ha un sogno nel cassetto?

Pur essendo sotto i 50 anni, lavoro da 35 ovvero da quando la tv era in bianco e nero. In questi 35 anni è successo di tutto, sta succedendo di tutto e ho fatto di tutto. Da un lato propongo di seguire e adattarmi ai cambiamenti continui: sono nato in bianco e nero e adesso sto finendo in 3D. Quindi mi sono già adattato a molti cambiamenti tecnologici, ma anche a cambiamenti di mercato, aziendali.. Mi auguro di continuare a capire l’evoluzione del mezzo, di continuare a capire l’evolzione del pubblico e i suoi gusti. Dunque, pur avendo 35 anni di carriera, mi auguro di non andare in pensione ma continuare a seguire questa evoluzione. Il mio obbiettivo oggi è quello di capire come fare bene la tv via web: ho avuto delle proposte in questo senso, però non voglio fare l’errore di fare la tv di sempre compressa e messa sul web. Bisogna inventare e cercare dei linguaggi che siano pensati apposta per il web.

Mondoreality e Cinetivu

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